Giornata della memoria: Il genocidio di Barletta

Giornata della memoria: Il genocidio di Barletta

L’alba della domenica del 12 settembre del 1943, alle ore 7 gli italiani furono svegliati dal rombo di aeroplani nemici, che iniziarono la battaglia delle distruzioni e della morte con mitragliamento di edifici e chiesa e con il getto di spezzone in luoghi designati. l tedeschi penetrano nelle strade della città con i carri uccidendo chi per disgrazia si trova fuori casa e sparando dove vedono porte e finestre aperte o che vengono mosse per essere chiuse. Con la scusa di andare in cerca di soldati italiani entrano anche nelle abitazioni private e impongono ai cittadini la consegna della biancheria e dei loro risparmi. Mettono a ferro e fuoco diversi edifici pubblici. Danno l’assalto alle caserme e, ai rispettivi comandanti, fanno firmare la resa; catturano come prigionieri quanti soldati trovano compresi gli ufficiali.

Nella Stazione dettero a fuoco con lanciafiamme e gettata di benzina tutti i vani degli uffici a piano terra, distrussero gli impianti telegrafici e telefonici, danneggiarono carri e vetture ferroviarie, devastarono il ristorante.[5]

Barletta fu attaccata dal II battaglione del 1º reggimento paracadutisti.

Fotografia scattata da un abitante dell’epoca mentre avvenivano saccheggi e distruzioni

Piazza Caduti

Una pattuglia di soldati tedeschi si avvicina alla sede dei vigili: gli sguardi si incontrano con gli sguardi. I carri armati circolano, la devastazione continua, ma i vigili non sanno cosa sarà di loro. I vigili escono dal loro ufficio quasi di fronte al Monumento; un capitano in buono italiano grida: Avanti! Poi vengono spinti e infilati presso il muro a mezzogiorno dell’Ufficio delle Poste e Telegrafi. Essi son ritti là presso il muro; i tedeschi ne traggono una fotografia. Ma la scena immediatamente si cambia, tre fucili mitragliatori vengono appostati di fronte, una prima raffica, una seconda, un’altra ancora e i tredici cadono in un groviglio di corpi squarciati; il sangue scorre e arrossa le pietre. Sono circa le ore 9:30.[9]

Benschel, il fotoreporter tedesco, fotografa il gruppo dei vigili urbani e di netturbini che sono stati prelevati. L’istantanea fissa l’incredibile dinamica di ciò che sta accadendo: lo sbigottimento dei più; i vigili Antonio Falconetti e Pasquale Del Re che stanno apostrofando il tedesco che li minaccia con la pistola; accanto a loro, le mani alzate, tesi a seguire ciò che viene detto e urlato sono Luigi Gallo, Vincenzo Paolillo, Gioacchino Torre, Francesco Paolo Falconetti; tra i netturbini Luigi Iurillo e Nicola Cassatella. Poi ci sono Pasquale Guaglione, Michele Spera e Francesco Gazia. Benschel riprende i cadaveri riversi sul marciapiede, il mucchio dei corpi sotto il quale vive ancora, gravemente ferito, Francesco Paolo Falconetti.[9]

Addolorata Sardella e Lucia Corposanto, due popolane di Barletta, coraggiosamente, si avvicinano al groviglio dei cadaveri e traggono in salvo il vigile urbano Francesco Paolo Falconetti. Ambedue sono decorate di medaglia di bronzo alla memoria.[5]

L’episodio di Barletta fu uno dei primi eccidi che i tedeschi misero in atto nel nostro Paese, subito dopo l’armistizio. I segni di quel giorno sono ancora visibili, nel muro sinistro dell’Ufficio Postale: i buchi lasciati dai proiettili, infatti, non sono mai stati ricoperti a perenne ricordo e memoria di quel tragico avvenimento.

Foto scattata dai tedeschi che ritrae i corpi dei barlettani.

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